I protagonisti dell'opera

I protagonisti dell'opera

Ascanio Vitozzi, l’interprete del volere sovrano (Orvieto 1539 – Torino 1615)

Architetto militare e civile, si forma a Roma nella seconda metà del Cinquecento, acquisendo influenze da artisti del calibro di Michelangelo e Sangallo. Si arruola nell’esercito pontificio e nel 1571 partecipa alla battaglia navale di Lepanto, fra la Lega santa e le forze turche. Dal 1584 è a Torino dove il Duca Carlo Emanuele I gli affida la trasformazione urbanistica e architettonica della città in capitale del Regno di Savoia: suoi sono i progetti di Palazzo Reale, delle facciate di piazza Castello e dell’attuale via Roma. Vitozzi è l’autore del progetto definitivo del Santuario della Natività di Maria a Vicoforte, redatto per incarico del Duca di Savoia. L’architetto segue i lavori dal 1596 al 1615, elevando il grande tempio fino al cornicione. Contemporaneamente progetta l’interno delle cappelle funerarie, una prima parte del convento cistercense annesso al Santuario e la piazza ottagonale circostante la Basilica con la “palazzata” che la delimita sui lati.

Francesco Gallo, l’artefice della rinascita settecentesca (Mondovì 1672 - 1750)

Ingegnere militare e idraulico, topografo e architetto regio, presta servizio alla corte di Vittorio Amedeo II di Savoia. La sua formazione artistica è ispirata ai principi appresi da Guarino Guarini, che lo conducono ad uno stile barocco senza enfasi e sempre controllato. La sua ricchissima produzione architettonica caratterizza il Piemonte meridionale e in particolare il monregalese. L’opera più nota, che lo impegna per oltre trent’anni (dal 1701 al 1733), è il completamento del Santuario di Vicoforte, per il quale progetta una straordinaria cupola a pianta ellittica che, per le sue dimensioni, è considerata la più grande del mondo. Francesco Gallo si cimenta in quello che è considerato tutt’oggi il suo capolavoro, a soli 29 anni: in precedenza aveva lavorato esclusivamente a chiese di piccole dimensioni come la Parrocchiale di Frabosa Soprana o la Parrocchiale di Carrù. Alcune delle opere più significative di Francesco Gallo, successive alla cupola del Santuario di Vicoforte, si trovano a Mondovì: fra queste la Cattedrale di San Donato, la Chiesa di San Filippo Neri e il Collegio dei Gesuiti.


Carlo Emanuele I, il duca che credette in Vicoforte (Rivoli 1562 – Savigliano 1630)

Carlo Emanuele I di Savoia, detto “Il Grande” e soprannominato dai sudditi “Testa di Fuoco” per le manifeste attitudini militari, è figlio di Emanuele Filiberto di Savoia e di Margherita di Francia. Viene nominato Duca di Savoia nel 1580 alla morte del padre. Ambizioso e sicuro di sé, cerca di espandere il proprio potere oltre la capitale del regno, impegnandosi maggiormente nelle terre di difficile controllo. Il monregalese era sicuramente una di queste, caratterizzata dallo spirito libero e intraprendente dei suoi cittadini, poco inclini a cedere a Torino il primato sul territorio. Dopo la distruzione della cattedrale di Mondovì (1573), sostituita dalla cittadella militare, il Duca Carlo Emanuele I prosegue l’azione di dominio sul territorio monregalese iniziata dal padre, decidendo strategicamente di realizzare a Vicoforte il Mausoleo di Casa Savoia. Morirà nel 1630 a Savigliano. Le sue spoglie sono le uniche della discendenza sabauda conservate presso il Santuario: dopo la morte del Duca infatti, gli eredi scelsero la Basilica di Superga come sepolcro monumentale.

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